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L’impatto dei disturbi psichici in un report che fa riflettere e invita al dialogo.

Non si vedono, sono difficili da comprendere e troppo spesso vengono sottovalutate. Anche da chi ne è affetto. I pregiudizi e le paure che ruotano attorno ad esse contribuiscono ad aumentare questo clima di omertà. Parliamo delle malattie mentali.

Cosa si cela dietro la paura?

La salute mentale è parte integrante del sistema di salute e benessere, come recita la definizione di salute nella Costituzione della World Health Organization (WHO): “La salute è uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale, e non solo l’assenza di malattia o infermità”. Il benessere psichico, come altri aspetti della salute, può essere minato da uno spettro di fattori socioeconomici di cui bisogna tener conto quando si pianificano strategie di prevenzione, trattamento e recupero. La salute mentale è e dev’essere parte integrante del Sistema Sanitario e dei provvedimenti sociali, ma ha sempre ricevuto scarsa attenzione dai politici e dalla società in generale. I disturbi psichici non vengono considerati malattie alla pari delle altre, per diversi motivi, prevalentemente legati al modo in cui queste venivano trattate fino a pochi decenni addietro. Se pensiamo agli istituti psichiatrici e di infermità mentale, al timore che le persone affette spesso incutono sulla gente che non “comprende” certi comportamenti, anche pericolosi, non è difficile capire perché l’opinione pubblica cerchi di nascondere il più possibile ed ignorare i problemi di salute mentale. Si cerca di considerarle malattie di serie B. Eppure, le malattie mentali addossano ai Paesi di tutto il mondo un fardello enorme, che rappresenta un crescente ostacolo al loro sviluppo.

disturbi mentali

I costi diretti e quelli causati dalle mancate cure

Questo fardello non è solo da considerarsi in termini di salute, ma anche economici. Nel 2010, il costo globale delle malattie mentali era stimato essere di circa 2.5 trilioni di dollari; entro il 2030, le proiezioni mostrano un aumento del 240%. Nel 2010, il 54% dei costi erano a carico dei paesi a basso e medio reddito; entro il 2030, ci si aspetta che la percentuale raggiunga il 58%. La stragrande maggioranza –circa due terzi– di questi costi sono correlati solo indirettamente alla salute mentale, essendo questi attribuibili a malattie o invalidità che hanno come conseguenza la perdita di risorse (in diversi settori) ma che non coinvolgono costi diretti correlati alla malattia. Ciò include la mancanza di produttività dovuta alla disoccupazione, assenze da lavoro per malattia o mortalità prematura. Le persone affette da malattie mentali sono più soggette a problematiche di tipo fisico, ad esempio pazienti con schizofrenia o depressione maggiore hanno dal 40 al 60% di possibilità in più di morire prematuramente a causa di problemi fisici che spesso rimangono incurati (come cancro, malattie cardiovascolari, diabete ecc.). Da non sottovalutare è anche il suicidio, la seconda causa di morte tra i giovani di tutto il mondo. Inoltre, i disturbi psichiatrici spesso colpiscono pazienti già affetti da malattie gravi e difficili da affrontare, aumentando così la gravità delle loro condizioni di salute.

malattie mentali

Povertà, crisi migratorie e salute mentale

Esistono evidenze in merito al fatto che le condizioni sociali associate alla povertà creino stress e facilitino le malattie mentali, e che l’instabilità lavorativa e i costi di salute associati a queste possano ridurre alcuni in povertà: questo circolo vizioso crea un vortice che conduce all’aumento di entrambi. Diversi studi recenti nei paesi ad alto reddito hanno trovato che il costo totale associato alle malattie mentali sia di 2.3-4.4% del prodotto interno lordo. La sproporzione tra la spesa pubblica totale per la salute e quella destinata alla salute mentale è spesso molto accentuata. Per esempio, le malattie mentali sono responsabili per il 23% del totale delle malattie in Inghilterra, ma ricevono solo il 13% delle spese del servizio sanitario nazionale. Secondo il WHO’s Mental Health Atlas 2014, i governi spendono in media il 3% del loro budget sulla salute per il benessere psichico, spaziando da meno dell’1% nei paesi a basso reddito al 5% di quelli ad alto reddito. La maggior parte dei paesi non è pronta a gestire questa sfida invisibile e spesso ignorata, che è amplificata dai crescenti conflitti e dalla crisi dei rifugiati nel Medio Oriente e in altre parti del mondo. Le comunità che vivono in questi contesti richiedono un maggior supporto psicosociale. Affrontare la necessità di un piano di salute mentale è critico in tempi di crisi e recupero, in aggiunta allo sviluppo sostenibile.

Un piano d’azione e spunti di riflessione

Nonostante il loro enorme peso sociale, le malattie mentali continuano ad essere trascinate nell’ombra da stigmi, pregiudizi, paura di perdere il lavoro, veder rovinata la propria posizione sociale, o semplicemente perché i servizi sanitari e sociali di supporto non sono disponibili o sono difficilmente raggiungibili dai pazienti e le loro famiglie. Di certo la sfida non è facile, ma c’è il bisogno di entrare in una nuova era in cui la salute mentale si muova dalla periferia al centro dei piani di salute globale.

mental disorders

Il Mental Health Action Plan 2013-2020 del WHO propone strategie e progetti intersettoriali in tema di salute mentale. Se implementati in modo adeguato, questi interventi rappresentano la scelta migliore per ogni paese, con ritorni significativi in termini di salute e guadagno economico. Il costo di depressione, ansia e altre malattie richiede una risposta concreta e multisettoriale che non solo apra gli occhi alla società e aumenti l’impegno politico su questo problema spesso sottostimato e stigmatizzato, ma metta anche in atto una serie di trattamenti e strategie preventive in grado di ridurre il suo grande –e sempre crescente– costo sociale, umano, ed economico.

Noi, che possiamo fare? In primis, parlarne. Iniziare a considerarle delle vere malattie e non solo capricci o mancanza di volontà o di autocontrollo. Cercare di essere più aperti verso questi temi e accettare di non poter eliminare una patologia solo non pensandoci o non parlandone. E informarci, sul sito della World Health Organization.

ilpositivismo.com

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