Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

È ormai chiaro che i mutamenti climatici stiano imponendo un inevitabile cambiamento di rotta: un mondo più sostenibile, maggiore attenzione ai consumi ed efficienza energetica. Un obiettivo al centro della strategia europea da ormai diversi anni e che implica – oltre l’adozione di diverse misure – una nuova forma mentis ed una cultura green oriented.

L’intervista ad aTon srl, startup innovativa nel settore della green economy.

Green economy: opportunità o moda?

Spesso, oggi, parlare di green equivale a seguire una sorta di “tendenza” o “moda” del momento. Non c’è da stupirsi, infatti, come alcune realtà imprenditoriali si approprino di un linguaggio green solo per strategie di marketing o per esporre risultati “di facciata” da inserire nel bilancio sociale. È evidente come un percorso del genere non giovi né all’ambiente né alla comunità, in assenza di un reale studio di mercato e di analisi dei bisogni reali.

logo-aTon-green-economyEd è questo il punto di partenza di Paolo, Alexandro e PierPaolo: tre giovani ingegneri italiani di aTon, una startup innovativa che progetta e sviluppa tecnologie ICT con l’obiettivo di portare valore alla comunità, liberando anche un po’ dalle tasse.

In che modo? Lo abbiamo chiesto direttamente a Paolo Sperandio, uno dei soci-fondatori.

Ciao Paolo, ci racconti cos’è aTon?

team-aTon-srl-300x170La aTon è  una startup innovativa nata dall’esigenza di colmare un vuoto di mercato e per ottimizzare i metodi di raccolta di rifiuti, senza gravare troppo in termini economici sul cittadino e sulle imprese. Da qui l’idea, nella quale ho voluto coinvolgere due miei amici e colleghi, Alexandro Catini e Pierpaolo Loreti, di sviluppare tecnologie ICT che permettessero di introdurre una maggiore efficienza nella gestione dei rifiuti, puntando anche a un impegno attivo di “educazione al green“. Ho sempre desiderato aprire una mia società di ingegneria e ho colto al volo un’occasione di finanziamento sui bandi pubblici della Regione Lazio. Dopo un primo fallimento, sono riuscito a ottenere il finanziamento. Abbiamo stabilito accordi con molte società coinvolte nella raccolta rifiuti, sia a livello nazionale (soprattutto nel Lazio, in Abruzzo ed in Basilicata) sia a livello internazionale.

Tecnologie verdi, green policy, eco-sostenibilità: sono tutti termini ormai entrati a far parte del nostro vocabolario. In che modo vi posizionate nel mercato del green?

La nostra prima soluzione – ne stiamo ultimando anche altre – è inerente alla raccolta dell’olio esausto vegetale proveniente da utenze domestiche. In altre parole, cerchiamo di aiutare i cittadini nel conferire un rifiuto che in realtà è una preziosa risorsa perché da esso vengono prodotti carburanti biologici, lubrificanti industriali e glicerina. Allo stesso tempo, si pone anche un grosso problema per l’ambiente e la salute: infatti, conferendo l’olio esausto negli scarichi dei lavandini, oltre a intasare le condotte fognarie, si compromette l’ambiente e la salute umana: 1 litro di olio esausto che raggiunge una falda acquifera la contamina completamente rendendola non potabile; l’olio che raggiunge il terreno forma film sottili attorno alle radici delle piante impedendo il corretto scambio di nutrienti; l’olio che raggiunge specchi d’acqua, essendo più leggero dell’acqua, si accumula in superficie, creando film sottili che non permettono lo scambio di luce e di nutrienti che consentono la vita in acqua.

Il greenBag è un sistema hardware e software composto da un contenitore intelligente multi-tanica. Per smaltire l’olio, il cittadino:
si “logga” al sistema tramite una tessera o il suo smartphone;
una volta riconosciuto dal sistema, è autorizzato a conferire l’olio e viene rilasciata una serratura elettronica che blocca la vaschetta per il conferimento;
completato il conferimento dell’olio, e richiusa la vaschetta, avrà inizio il processo di analisi, grazie ai sensori all’interno della vaschetta stessa.

Se il liquido sarà riconosciuto come olio, il greenBag aprirà un elettrovalvola che collegherà la vaschetta a un contenitore posto al di sotto di essa, dove sarà stoccato altro olio esausto; al contrario, se le analisi indicheranno che il liquido conferito non è olio esausto verrà aperta una seconda elettrovalvola, che collegherà la vaschetta a un secondo contenitore contenente quello che chiamiamo scarto, dove verrà stoccato il conferimento sbagliato, evitando così di contaminare l’olio esausto fino a quel momento raccolto.
Infine, il greenBag è dotato di una connessione LTE grazie alla quale tutti i dati inerenti la raccolta e i singoli conferimenti saranno inviati a una piattaforma cloud visibile dalle società di raccolta rifiuti, dai cittadini e dalle Municipalità; in tal modo, sarà possibile verificare l’oggetto e la quantità dei conferimenti da parte dei cittadini e conseguentemente stabilire o l’applicazione di un eventuale sconto sulla tassa rifiuti o la ricezione di video informativi o, ancora, l’invito partecipare a giornate di formazione.

Le idee imprenditoriali sono molte, ogni giorno nascono tante startup e non tutte riescono a emergere. Qual è il vostro valore aggiunto e l’elemento distintivo rispetto ad altri competitor?

Oltre sicuramente al prezzo del nostro prodotto, costiamo il 70% in meno rispetto ai nostri competitor, noi diamo valore al cittadino con politiche premianti ed educative. Il nostro greenBag non solo riconosce i liquidi conferiti dai cittadini e permette di separarli opportunamente in modo da evitare una contaminazione del rifiuto, ma è anche in grado di tracciare questi conferimenti. Nel caso in cui i cittadini commettano un errore nel conferire un liquido, il sistema lo rileva ma, grazie alle capacità di riconoscimento e selezione del rifiuto, il cittadino non sarà penalizzato (come avviene oggi), ma gli saranno inviati video e suggerimenti per aiutarlo a non commettere più quell’errore. Ovviamente, in caso di recidiva, se il cittadino si mostra indifferente davanti ai suoi errori, il sistema prevede delle sanzioni.

Quali sono gli obiettivi raggiunti fino ad oggi e quali sono i prossimi traguardi?

Per una startup nata da tre Ingegneri è molto dura, soprattutto in Italia. Già al momento della nostra nascita abbiamo trovato difficoltà a trovare una banca che ci supportasse, anche avendo alle spalle un finanziamento approvato di € 100.000,00. Inoltre, trattare il green in Italia è un argomento difficile soprattutto se questo green è sui rifiuti. Viceversa, in Europa le cose vanno molto meglio; non dico che sia più facile chiedere un finanziamento ma i riconoscimenti stanno arrivando, le aziende ci ascoltano e ci offrono una possibilità. Oggi stiamo trattando con una società greca che produce bio-carburanti. Una società con lo stesso core business, in Italia, non ci ha voluto neanche ascoltare. Per il futuro siamo impegnati nel miglioramento dell’estetica del greenBag, da buon ingegnere è un parallelepipedo, molto molto funzionale, ma anche molto spartano. Ne stiamo smussando gli angoli che, oltre ad essere antiestetici, potrebbero essere fonte di incidenti. Inoltre, stiamo evolvendo il greenBag dal solo olio anche ai rifiuti più comuni come plastica, carta, metallo e vetro e stiamo lavorando con il Banco Farmaceutico per soluzioni inerenti i farmaci.

Uno dei vostri obiettivi è quello di educare le famiglie alla “raccolta” degli oli vegetali. Sulla base della vostra esperienza, fino a che punto gli italiani sono pronti a un cambiamento green oriented e a una modifica delle proprie abitudini di raccolta?

Ci sono molti cittadini che credono nella raccolta differenziata e che oggi portano anche il loro olio esausto nei contenitori delle isole ecologiche, anche se per farlo devono usare la macchina e quindi inquinare ulteriormente. La nostra sfida è coinvolgere i cittadini che non fanno questo o che hanno difficoltà a farlo, a causa dell’età o della mentalità (forse oggi quest’ultimo è l’aspetto che ci accomuna tutti; si pensa: “io divido ma poi LORO mettono tutto insieme“). Stiamo combattendo questa mentalità parlando con trasparenza ai cittadini e spiegandogli che dietro la raccolta differenziata esiste un mercato, che quello che per noi è un rifiuto per altri è una risorsa anche molto preziosa e che loro potrebbero essere parte attiva di questa filiera utilizzando i nostri sistemi. Il nostro motto è che i cittadini non siano più considerati generatori di rifiuti ma produttori di materia prima e seconda  e come tali vogliamo che vengano trattati, ovvero remunerati per i loro sforzi (e.g. attraverso l’eliminazione della tassa sui rifiuti e utilizzando i giusti strumenti, non solo la raccolta rifiuti si ripagherebbe da sola ma produrrebbe un incredibile guadagno economico e ambientale). Per questo stiamo attivando canali di comunicazione con i comuni e le società di raccolta rifiuto private per rimettere al centro il cittadino. 

Ad oggi, fare business in Italia è decisamente complesso: budget limitati, difficoltà di accesso ai finanziamenti e mancanza di competenze adeguate. Tuttavia, il mercato del green rappresenta una vera e propria opportunità, anche in termini imprenditoriali.  Quali sono le le barriere riscontrate all’entrata e quali le carte vincenti per restare in piedi?

Ad oggi non saprei dire se la aTon resterà in piedi, forse è troppo presto, ma sto cercando di percorrere tutte le strade che ho davanti.

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Io ci credo e credo nella mia società e nel lavoro che sto facendo. Inoltre, il mercato del green è un mercato come un altro, molti si fregiano con la dicitura “prodotto green” ma in realtà non sanno cosa vuol dire o, soltanto perché hanno installato un pannello fotovoltaico, credono di essere green. In realtà, una soluzione è green se sposa l’ambiente ma anche il mercato, altrimenti resta un puro diletto per acquisire un finanziamento e basta. Nel campo della raccolta rifiuti ad esempio creare bidoni con dei pannelli solari è mera pubblicità; le società di raccolta rifiuti non li compreranno mai perché i pannelli sono i primi elementi a essere rubati e/o danneggiati. Ecco allora che le stesse società che hanno prodotto, per pubblicità o per un finanziamento ricevuto, un “bidone intelligente” alimentato da fotovoltaico non lo venderanno mai, ma ormai non potranno far altro che affermare di essere green.
Per quanto riguarda le barriere, ne esistono molte, dalle grandi imprese alle difficoltà nell’ottenere finanziamenti; per superarle bisogna avere forza di volontà e credere nell’idea e fare di tutto per convincere anche gli altri che la strada che si sta percorrendo è quella giusta.

Per aTon innovazione è…?

Innovare per aTon vuol dire vedere il mondo con gli occhi di un bambino e domandarsi perché oggi le cose si fanno così e non in un altro modo, magari non si riesce a trovare subito una risposta a questa domanda ma l’importate è domandarselo. Durante il mio dottorato un professore mi disse “fare ricerca non è trovare le risposte ma porsi le domande”. Credo di aver sposato appieno quest’affermazione alla quale mi sento di aggiungere che le risposte alle domande possono risiedere proprio nell’innovazione.

ilpositivismo.com

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.